Pacchetto Omnibus e semplificazioni: quale futuro per la sostenibilità nelle PMI?

Il 26 febbraio 2025, la Commissione Europea ha presentato il pacchetto Omnibus che introduce semplificazioni significative alla normativa sulla sostenibilità. Ovviamente le semplificazioni per le imprese di grandi dimensioni, obbligate alla compliance normativa, avranno anche effetti a caduta per le PMI. Ma quale scenario ci si può aspettare?

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Il 26 febbraio 2025, la Commissione Europea ha presentato il pacchetto Omnibus che introduce semplificazioni significative alla normativa sulla sostenibilità.

Questo pacchetto mira a ridurre gli oneri amministrativi per le imprese e a migliorare la coerenza del quadro normativo dell’UE in materia di sostenibilità. 

Sicuramente la scelta è stata dettata in parte dal mancato adeguamento normativo di molti paesi europei, ma è indubbio che la mole di adempimenti richiesti alle imprese di grandi dimensioni, ma non solo, sia notevolmente e velocemente aumentata negli ultimi anni, sia in quantità che in qualità: basti pensare al numero di data points richiesti dai nuovi principi di rendicontazione europei. Un aumento così repentino che, al di là dei costi di adeguamento, non ha dato nemmeno molto tempo alle aziende, ma direi neanche ai loro consulenti e fornitori, per strutturarsi adeguatamente. 

Il 1 aprile è in programma la votazione sulla richiesta di procedura d’urgenza ed il pacchetto di semplificazioni proposte comunque richiederà un successivo recepimento legislativo da parte dell’UE. Ad oggi quindi abbiamo di fatto una dichiarazione d’intenti da parte dell’Europa ma che sta già facendo discutere molto. Ci sono anche organizzazioni che chiedono all’UE di respingere le modifiche per non vanificare gli sforzi fatti finora per garantire trasparenza ed efficacia nelle politiche verso un tessuto economico più sostenibile.

Ovviamente le semplificazioni per le imprese di grandi dimensioni, obbligate alla compliance normativa, avranno anche effetti a caduta per le PMI. Ma quale scenario ci si può aspettare?

Per ragionare sui possibili effetti per le PMI bisogna partire prima dal capire, seppur sommariamente, quali sono le semplificazioni proposte.

Modifiche alla CSRD

Innanzitutto il numero di aziende obbligate sarà ridotto di circa l’80%: gli obblighi di segnalazione si applicherebbero solo alle grandi imprese con più di 1000 dipendenti e un fatturato superiore a 50 milioni di EUR o un totale di bilancio superiore a 25 milioni di EUR. Inoltre, la Commissione rivedrà l’atto delegato che istituisce gli ESRS, con l’obiettivo di ridurre sostanzialmente il numero dei data points, chiarire le disposizioni ritenute poco chiare e migliorare la coerenza con altri atti legislativi.

La proposta non prevederebbe più l’adozione di standard specifici settoriali (che personalmente ritengo invece avrebbero aiutato molto nel comprendere le problematiche specifiche dei diversi settori), né il passaggio da un livello di assurance limited a un livello di assurance reasonable.

La richiesta di informazioni alla catena di fornitura non sarà più obbligatoria, quindi le PMI che fino ad oggi erano preoccupate del rischio di perdere clienti perché non in grado di far fronte alla richiesta di informazioni tecniche potranno tirare un mezzo sospiro di sollievo.

Modifiche alla CSDDD

La due diligenze sulla catena del valore riguarderà solo i fornitori diretti, e non tutta la catena del valore, e verrà fatta ogni cinque anni, e non annualmente.

Non saranno più previsti né l’obbligo di risoluzione dei contratti con i fornitori non conformi né la previsione di responsabilità civile per le aziende non conformi alla normativa. È prevista inoltre la rimozione della previsione di sanzioni massime pari al 5% del fatturato.

Senza entrare nel merito di chi contesta a tali semplificazioni una perdita notevole di efficacia per la norma, anche in questo caso per le PMI non rischiare più di perdere automaticamente clienti è un’ottima notizia.

Tassonomia UE

Il reporting diventa non più obbligatorio ma potenzialmente volontario per le aziende soggette alla CSRD con più di 1000 dipendenti e fino a 450 milioni di fatturato. Inoltre, il principio di DNSH viene indebolito rendendo meno rigorosi i criteri per valutare se un’attività ha impatti negativi su altri obiettivi ambientali.

In questo caso la semplificazione riduce la trasparenza delle informazioni fornite dalle società obbligate, ma non ha effetti diretti sull’attività delle PMI. Il rapporto tra PMI e sistema finanziario non subirà invece modifiche e quindi le richieste dati rimarranno le medesime.

CBAM

Non saranno più soggette tutte le imprese importatrici di beni regolamentati provenienti da paesi extra UE, ma solo quelle che importano almeno 50 tonnellate all’anno di uno dei beni regolamentati.

Questa semplificazione è relativa unicamente a ridurre gli oneri amministrativi delle imprese precedentemente coinvolte.

Quale futuro aspettarsi quindi per le PMI?

E’ indubbio che negli ultimi anni le PMI, e anche i loro consulenti, abbiano ricevuto forti pressioni relativamente alla sostenibilità. Il fatidico “attenzione che se fra i tuoi clienti ci sono società obbligate alla CSRD dovrai adeguarti alle richieste altrimenti potresti perdere il cliente” ormai era diventato un mantra. Le semplificazioni in atto sicuramente ridurranno notevolmente questo rischio, ma questo vuol dire che le PMI possono improvvisamente escludere i temi della sostenibilità dalla loro programmazione strategica e finanziaria?

Il dubbio è legittimo se si considera anche l’attuale clima politico americano, che decisamente rema contro non solo tutti i temi green ma anche quelli social, Diversamente da oltre oceano, l’attuale politica europea non sta però annullando quanto fatto precedentemente, ma semplificando una normativa che realisticamente era stata resa complessa in pochissimo tempo, non dando il tempo tecnico alle aziende per organizzarsi. La stessa Unione europea ha ribadito che nessuna marcia indietro sarà fatta sulla volontà di creare un sistema economico più sostenibile.

Premesso che stiamo parlando di semplificazioni di cui non conosciamo ad oggi la reale portata, è più probabile che per le PMI aumenterà la possibilità che si creino due binari. Da una parte quello formale, dove le aziende risponderanno unicamente alle eventuali e rare esigenze informative provenienti dall’esterno. Dall’altra quello sostanziale, ben più lungimirante, dove le aziende avranno più tempo per comprendere e adattare la sostenibilità alla propria organizzazione.

Personalmente mi aspetto che questo tempo in più regali non solo alle aziende ma anche ai consulenti, che siano commercialisti, avvocati, ingegneri poco importa, più tempo per studiare la prassi che si formerà nei prossimi anni, senza avere la pressione di dover adeguarsi ad una normativa un po’ alla cieca. Introdurre i temi della sostenibilità nelle PMI, ancor più dopo queste modifiche, diventerà una scelta strategica non ovviabile ma più fattibile.

Patrizia Pincin
Dott. Commercialista, Revisore legale dei conti

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